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“Il Calendario leghista e il 25 aprile…”

Si aprono i festeggiamenti del 150° dell’Unità d’Italia, dopo l’ennesima offesa da parte del popolo leghista che ha pensato bene di inaugurare l’anno nuovo con l’uscita di un calendario che non prevede le ricorrenze né del 25 aprile né del 1° maggio.

La brillante idea del calendario è stata partorita dall’assessore all’Identità Veneta della provincia di Padova, Leandro Comacchio, che volendo valorizzare le tradizioni locali, ha pensato bene di eliminare la festa della Liberazione del 25 aprile, sostituendola con la festa di San Marco, patrono di Venezia, e far saltare anche il 1° maggio.

Il caso è scoppiato perché a Solesino, comune padovano di 7 mila abitanti, la giunta comunale del PD ha denunciato la faccenda, ritenendola un’offesa ai valori della Nazione, e ne ha vietato la distribuzione.

Qualche simpatizzante dell’attuale governo ha cercato di sminuire la vicenda, facendola passare come una simpatica trovata che vuole valorizzare solo delle tradizioni locali, ma in realtà è il solito attacco a tutto ciò che rappresenta l’unità d’Italia.

Se lo scopo è quello di valorizzare le feste territoriali come quella di San Marco, che motivo c’è di eliminare la festa della Liberazione, quando possono tranquillamente coesistere?

La parte migliore di quest’iniziativa è che i calendari sono stati consegnati ai bambini delle scuole, così potranno crescere più consapevoli delle proprie tradizioni e dimenticarsi degli eventi della storia per diventare dei bravi leghisti.

A chi cerca di ammutolire la gente che difende date storiche così importanti, dicendogli di fare facile retorica, io gli rispondo che c’è poca retorica nel ricordare il 25 aprile macchiato del sangue di chi si è battuto per liberare l’Italia dal nazifascismo e garantendoci uno Stato democratico e il 1° maggio che celebra i lavoratori e i diritti acquisiti grazie alle lotte operaie di chi ci ha preceduto.

La verità è che la Lega Nord, facendo finta di difendere le proprie tradizioni territoriali, porta avanti l’utopistico sogno di una padania indipendente che rifiuta il resto dell’Italia e la sua storia, e certi espedienti come quello del calendario, sono piccoli, ma significativi campanelli d’allarme da non sottovalutare.

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