“Lo accusano di essere come Berlusconi e Bossi, ma lui è Beppe Grillo…”

Il Movimento 5 Stelle, sotto la spinta del vento dell’antipolitica e dell’incantatore delle folle Beppe Grillo, diventa sempre di più una realtà “politica” che sottrae poltrone ai vecchi partiti politici, infatti, la fiducia verso la politica tradizionale e ai minimi storici e non stupisce che Grillo infastidisca – e non poco – i vari leader politici che cercano di farlo passare per un fomentatore di folle senza reali capacità nella gestione di un Paese complesso come l’Italia.

L’accusa principale che muovono a Beppe Grillo è di essere una sorta di mix tra Berlusconi e Bossi e, se ci soffermiamo alla superficie, i punti in comune sono tanti, del resto sia Berlusconi con Forza Italia che Bossi con la Lega Nord sono nati come risposta alla politica che era stata investita dallo scandalo di Tangentopoli e approfittando del malcontento popolare si sono presentati come l’alternativa alla vecchia politica corrotta.

Questo dovrebbe suonare come un giusto campanello d’allarme per evitare di cascare in un’altra falsa promessa di miracolo italiano, considerando che l’ultimo ci ha portati al disastro economico che stiamo vivendo, ma Grillo, andando oltre al suo modo di porsi che incarna per alcuni versi Berlusconi e per altri Bossi, ha dichiarato che non intende candidarsi a leader del Movimento 5 Stelle che è, e rimane, un movimento popolare fatto dai cittadini.

Dicono di lui che è un populista, come i due compari del precedente governo, perché esalta il ruolo e i valori delle classi popolari, ma la massa è il principale bacino di riferimento per chiunque voglia guidare il Paese e pertanto il populismo è proprio alla base di tutto ciò che concerne la politica e anche la stessa antipolitica.

La differenza sta nel fatto che, alle facili parole che accendono le folle, seguano i fatti e, mentre Berlusconi e Bossi hanno, ampiamente, dimostrato di essere dei reali populisti e demagoghi, Grillo, o meglio, il Movimento 5 Stelle ha tutto da dimostrare.

Il problema della politica italiana non è pertanto Grillo, ma la stessa politica che continua imperterrita a curare il proprio orticello, fingendo di riformarsi e fregandosene, di fatto, dei cittadini.

E poi si chiedono pure perché Grillo riscuota tanto successo?!

Etichettare Grillo come il nuovo Berlusconi, o il nuovo Bossi, è un modo semplicistico per sminuire il vero punto di svolta che sta nei movimenti cittadini che rivendicano di poter tutelare gli interessi della collettività ignorata dalla politica e il Movimento 5 Stelle ne è, attualmente, il massimo rappresentate.

Lo “show” di Grillo va bene, considerando che permette ad un movimento cittadino di fare presa sulla gente e di avere l’attenzione dei Media, e, se come ha dichiarato il suo ruolo si limiterà a quello di portavoce, il Movimento 5 Stelle si potrà considerare una reale possibilità di scelta alle prossime elezioni nazionali, sperando sempre che non finisca preda delle infiltrazioni dei soliti opportunisti.

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