“Il ventennale della morte di Paolo Borsellino tra celebrazioni e polemiche sull’intervento di Napolitano contro la Procura di Palermo per le intercettazioni…”

Il 19 luglio 1992, alle ore 16.58 in Via D’Amelio, una tremenda esplosione uccideva il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti della sua scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina).

A vent’anni dalla sua scomparsa la mafia sembra essersi affievolita, ma in realtà ha rafforzato le infiltrazioni nei palazzi del potere e non ha più bisogno di dimostrare la sua potenza con attentati fragorosi e questo farebbe pensare ad un rapporto Stato-Mafia di quiete convivenza, garantito dalla mancanza di una vera intenzione delle Istituzioni di combattere la malavita organizzata.

A tal proposito cito una frase lungimirante di Paolo Borsellino che, pare, ben descriva la situazione odierna:

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.”

A giudicare dai fatti, direi che, purtroppo, sia in atto la seconda ipotesi della frase di Borsellino, perché, a parte la cattura di qualche nome noto della mafia, che ormai rappresenta solo un ramo vecchio che non sconvolge la struttura dell’organizzazione malavitosa di appartenenza, i magistrati non ricevono dallo Stato il sostegno che meriterebbero e questo non può che intristire, poiché significa che Borsellino e il suo amico di sempre, Giovanni Falcone, sono morti inutilmente.

L’ultimo insulto alla memoria di Borsellino e Falcone arriva dalla figura del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che è intervenuto affinché le intercettazioni, che lo vedono indirettamente coinvolto nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla trattativa tra Stato e Mafia, siano secretate.

Probabilmente Napolitano intende tutelare la Presidenza della Repubblica e la figura del Capo dello Stato e le intercettazioni non contengono informazioni importanti (come da lui dichiarato), ma così alimenta il dubbio di un reale e tacito accordo tra Stato e Mafia in cui le due parti s’impegnano a non pestarsi i piedi e poi, come se non bastasse, se ne esce dicendo che dovranno essere utilizzati tutti i mezzi per fare chiarezza sulla strage di Capaci e di Via D’Amelio?!

Caro Paolo, mi dispiace ammetterlo, ma a ventenni dalla tua scomparsa la verità sulla tua morte, e sul rapporto Stato-Mafia, rimane offuscata da una fitta nebbia che non si riesce a diradare o, più tristemente, non si vuole diradare, ma, se ti può consolare, buona parte dell’opinione pubblica non ha più paura di mostrare la propria ostilità nei confronti della Mafia.

Grazie per quello che hai fatto, rimarrai sempre un punto di riferimento ed un vero eroe moderno da ricordare.

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