“Roberto Esposito promette di portare la rivoluzione sul web, ma siamo certi che il suo progetto rivoluzionerà il web 2.0 italiano?”

Titoloni di giornali ed interviste sul web si sprecano per il ventisettenne napoletano, Roberto Esposito, futuro ingegnere aerospaziale e ideatore di DeRev (De Revolutione), la piattaforma social che promette di portare la rivoluzione on line.

DeRev si propone di offrire uno spazio in cui poter promuovere e condividere le proprie idee, allo scopo di coinvolgere il maggior numero di utenti a cui chiedere la partecipazione, e la collaborazione, per la realizzazione finale del proprio progetto/iniziativa.

In pratica è la versione contenitore di tutti quei siti italiani/stranieri che permettono di proporre le proprie idee (o iniziative) al vasto pubblico della rete e vorrebbe far presa sugli internauti nostrani facendo leva sulla voglia di cambiamento che negli ultimi anni ha caratterizzato l’attualità mondiale, compresa quella italiana.

Con questo non voglio dire che DeRev non abbia una reale funzione, ma che è il frutto di un’idea non originale che prende spunto da realtà già esistenti ed utilizza mezzucci alla facebook (attira pecoroni) del tipo: “Di che ti piace prima dei tuoi amici”, che nel loro caso diventa “Vuoi essere uno dei primi ad usare DeRev?”, infarcendo il tutto con il motivetto della rivoluzione che tanto piace alle folle frustrate dalla castrante realtà italiana.

Chi è quello sfigato che non vuol far parte di questa rivoluzione? (mi verrebbe da suggerire come slogan acchiappa-utenti)

A me non interessa mettere in discussione le capacità di Roberto Esposito, che stimo per aver capito come sfruttare il gregge di internet per il proprio successo personale, vedi “il guinness dei primati per il post su facebook con più commenti” (superato dall’americana Tracey Hodgson con più di un milione di commenti), ma mi disturba l’esaltazione di una persona che, dalla fama iniziale al progetto DeRev, ha giocato su un marketing di facile appeal sulla massa e ha proposto un progetto che ha sì, una sua validità, ma che, di certo, non rappresenta una rivoluzione del web 2.0, come vorrebbero farla passare i grandi commentatori dell’attualità italiana.

A questo punto, però, la domanda sorge spontanea:

DeRev avrà lo stesso successo di Facebook e Twitter?

Difficile a dirsi, ma, al di là della quantità di utenti, spero, almeno, che non diventi l’ennesima realtà social che usano tutti perché ci stanno tutti.

La differenza la farà Roberto Esposito (ed il suo team) che deciderà se diventare un novello Mark Zuckerberg (fama e soldi), puntando sulla quantità, o se contenere il proprio successo personale, per garantirlo agli utilizzatori del suo social, puntando sulla qualità.

Caro Roberto, come si evince dall’articolo, non è mia abitudine essere preda di facili entusiasmi e pertanto, prima di celebrarti come la rivelazione assoluta del web italiano, voglio vedere di che pasta sei (realmente) fatto.

In ogni caso, auguri per la tua avventura.

P.S.

Avrai sicuramente colto l’aspetto ironico di questo articolo che, pur volendo l’opposto, ti fa pubblicità?!  

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