Il 29 febbraio è un giorno in più che ci viene concesso ogni quattro anni e, nonostante molti ne attribuiscano valenze nefaste, non è altro che un semplice accorgimento per evitare che le stagioni accumulino un giorno in più di ritardo ogni quattro anni.

Se volete approfondire le origini dell’anno bisestile e del detto “Anno bisesto, anno funesto”, potete visitare questa pagina.

Io invece vorrei soffermarmi sull’unicità di questa giornata che, per esigenze di calendario, ci viene concessa.

Un giorno in più per amare… per sognare… per vivere… (come direbbe il buon Gigi Marzullo) e per apprezzare la poesia della vita che, a volte, ci trascina per truci inferni ed altre volte ci regala emozioni uniche.

Mi servo proprio di una poesia, intitolata “Il giorno che non c’era”, per celebrare questa data speciale che si ripete solamente ogni quattro anni:

Testo:

Il giorno che non c’era

Recalcitranti spazi dell’ infinito eco

svuotano quanto i tuoi sguardi colmano.

Osservo, vedo, ascolto, sento…

e mi stupisco nell’alba di un giorno

che non c’era, che non ci sarà

è qui, è ora.

(Morìs)

……….

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